MALFORMAZIONI ANO-RETTALI (M.A.R.)
DEFINIZIONE: arresto dello sviluppo dell'ano e del retto, unitamente alle strutture muscolari e nervose che li circondano. A seconda del momento in cui tale processo si arresta il canale anale e gli apparatti di continenza possono risultare scarsamente sviluppati, dislocati in una posizione anteriore o mancare del tutto nella loro ultima porzione.
INCIDENZA: 1/3000-5000 nati vivi. I maschi sono più spesso affetti dalle forme alte (più gravi), le femmine da quelle basse, e l'incidenza non è influenzata dall'età della madre o da fattori razziali.
EZIOLOGIA: le cause sono sconosciute.
EMBRIOLOGIA NORMALE DELL'INTESTINO POSTERIORE:
nell'embrione di 4 settimane (4mm) si forma una cavità unica,
la cloaca interna chiusa in basso dalla membrana cloacale che
la separa dalla cloaca esterna. La cloaca viene suddivisa nelle
porzioni dorsale (posteriore) e ventrale (anteriore) da una
lamina, chiamata setto urorettale. Man mano che questo setto
si accresce caudalmente la cloaca si divide in due parti: 1)
il retto e la parte craniale del canale anale dorsalmente e
2) il seno urogenitale, ventralmente. Dalla fine della 7° settimana
il setto urorettale appare fuso in basso con la membrana cloacale
e la divide in una membrana anale, dorsale, e in una membrana
urogenitale più
estesa, ventrale. L'area di fusione del setto urorettale con
la membrana cloacale è rappresentato nell'adulto dal
tendine perineale centrale (corpo perineale). Questo nodo fibromuscolare è situato
al centro del perineo ed è il punto in cui convergono
e si inseriscono i vari muscoli. Proliferazioni mesenchimali
intorno alla membrana anale formano una fossetta poco profonda
detta fossetta anale o proctodeo. La membrana anale, ora sul
fondo di questa fossetta, si perfora alla fine della 8° settimana
, mettendo in comunicazione la parte caudale del tubo digerente
(retto e canale anale) con l'esterno, che per il feto è
rappresentato dalla cavità amniotica.
Circa i due terzi superiori (circa 25mm) del canale anale dell'adulto
derivano dall'intestino posteriore; il terzo inferiore (circa
13mm) si sviluppa dal proctodeo. La giunzione fra l'epitelio
derivato dal proctodeo e l'intestino posteriore
è grossolanamente indicata dalla linea pettinata situata
al limite inferiore delle valvole anali; tale linea indica
approssimativamente il sito primitivo della membrana anale.
A livello dell'ano, l'epitelio è cheratinizzato e si
continua con l'epidermide perineale.
Come conseguenza si avrà che il gruppo rettale delle
malformazioni sarà caratterizzato da anomalie legate
al processo di divisione della cloaca interna (difetti della
cloaca interna), mentre il gruppo anale sarà riconducibile
ad errori di divisione del proctodeo, del perineo e delle pliche
genitali (difetti della cloaca esterna).
Ciascuna malformazione anorettale rientra in uno spettro di
malformazioni che spazia dalle forme più gravi (MAR
alte o intermedie) sia quelle più semplici (MAR basse)
quali alterazioni dello sviluppo di queste fasi.
ANATOMIA: nell'individuo normale i muscoli striati responsabili del controllo fecale sono rappresentati da una struttura imbutiforme che è inserita sul pube, sulla parte bassa del sacro e sulla porzione mediana della pelvi, e che si estende ad avvolgere completamente il retto sino alla cute perineale. Le strutture principali di questo piano muscolare (m. ileococcigeo, m. pubococcigeo, m. puborettale, m. sfintere esterno profondo e superficiale) sono difficilmente identificabili e separabili in vivo. A tale proposito Peña sostiene che le strutture sfinteriche sarebbero formate dalla coalescenza lungo la linea mediana di gruppi muscolari simmetrici che formano una struttura unica, comunemente definita fionda pubo-rettale. Pertanto, secondo l'Autore, seguendo rigorosamente questa disposizione mediana è possibile separare e successivamente ricomporre queste fibre rispettandone l'anatomia e provocando un danno anatomo-funzionale assai limitato. Anche nelle malformazioni anorettali questo apparato muscolare è sempre presente ed identificabile tramite una meticolosa dissezione, anche se incompleto essendo strettamente correlato alla gravità della malformazione anorettale ed alla presenza o meno di malformazioni del sacro.

CLASSIFICAZIONE:
le malformazioni anorettali si presentano con un ampio spettro
di varianti anatomo-cliniche.
La classificazione attualmente più in uso è
quella di Peña
che le considera in base alla necessità di effettuare
una colostomia per la loro risoluzione:
Sesso |
Malformazione |
Colostomia |
Maschi |
Fistola
retto-perineale |
No |
Maschi |
Fistola
retto-uretrale: |
- |
Maschi |
Bulbare |
Si |
Maschi |
Prostatica |
Si |
Maschi |
Fistola
retto-vescicale |
Si |
Maschi |
Agenesia
anorettale senza fistola |
Si |
Maschi |
Atresia
rettale |
Si |
Femmine |
Fistola
retto-perineale |
No |
Femmine |
Fistola
retto-vestibolare |
Si |
Femmine |
Agenesia
anorettale senza fistola |
Si |
Femmine |
Atresia
rettale |
Si |
Femmine |
Persistenza
della Cloaca |
Si |
ANOMALIE ASSOCIATE: l'incidenza globale
di malformazioni associate si aggira intorno al 50-60%. Sono
più frequenti nei casi di MAR alte raggiungendo anche
il 92% di incidenza.
Le anomalie sono di tipo:
A. GENITO-URINARIO 38%
(es. Reflusso Vescico Ureterale, agenesia renale, criptorchidismo)
B. SCHELETRICHE 31%
(es. Emivertebre, spina bifida, agenesia sacrale perziale/completa)
C. INTESTINALI 16%
(es. Labiopalatoschisi, atresia esofagea, malrotazioni, morbo
di Hirschprung)
D. CARDIACHE 9%
E. NEUROLOGICHE 4%
F. POLMONARI 1%
Le malformazioni associate possono essere
singole o multiple.
E' importante citare l'associazione VATER acronimo che individua
una situazione polimalformativa che interessa contemporaneamente:
Vertebre, Ano-retto, Cuore, Trachea-Esofago, o VACTERL nei
casi più complessi (Rene e Arti). Raramente questa sindrome
si presenta completa e si riconosce una incidenza del 20% per
le forme incomplete.
DIAGNOSI: non esiste la possibilità
di una diagnosi in utero (vedi Diagnosi Prenatale).
La semplice ispezione del perineo del neonato è
di solito sufficiente a rivelare la presenza della anomalia.
Nei casi in cui la clinica appare dubbia, per la assenza di
comunicazioni fistolose con la cute, il perineo o le vie urinarie, è necessario
eseguire l'invertografia. Si tratta di una semplice radiografia
del bacino e dell'addome a paziente capovolto con un repere
metallico posto sul perineo e permette di stabilire la distanza
tra il cul di sacco rettale e la cute perineale. Se la distanza
del cul di sacco rettale è maggiore ad 1 cm si dovrà
considerare la malformazione come forma alta se è
minore ad 1 cm ci si trova di fronte ad una forma bassa.
TERAPIA: deve necessariamente tener conto della sede e del tipo di malformazione. Seguendo la classificazione di Peña distinguiamo le malformazioni in quelle che necessitano della colonstomia e quelle che possono essere operate senza questa.
1. M.A.R. che necessitano di COLONSTOMIA
E' necessario per queste forme un trattamento
chiurgico in tre tempi (colonstomia alla nascita, ricostruzione
anale dopo qualche mese il confezionamento della colonstomia
temporanea, provvedimento che si prende alla nascita per assicurare
uno sbocco fecale in attesa dello sviluppo ponderale del bambino.
Generalmente si tende a confezionare la colonstomia separando
le due estremità
del colon ("ad anse divise") alla cute dell'addome,
evitando il passaggio del materiale fecale nell'ansa a valle.
In questo modo si possono evitare infezini delle vie urinarie,
dato che il colon atresico comunica frequentemente con le vie
urinarie tramite una fistola, e una infezione della regione
operata una volta effettuato l'intervento di ricostruzione
dell'ano.
L'intervento correttivo vero e proprio si esegue preferibilmente
tra i 6-9 mesi di vita e la tecnica ovunque più diffusa
è quella introdotta da Peña e De Vries nel 1982
nota come PSARP (Posterior Sagittal AnoRectal Plasty), acronimo
indicante Ano-Retto Plastica Sagittale Posteriore.
Nelle malformazioni molto alte (fistola rettovescicale) si
deve aggiungere una laparotomia per isolare il retto per via
addominale, che necessariamente non si riuscirebbe a raggiungere
dal basso.
2. M.A.R. che non necessitano di COLONSTOMIA (BASSE)
In questi casi la prognosi è molto migliore in quanto il retto è molto vicino alla cute ed è già all'interno della fionda puborettale, che è generalmente ben costituita, lo sfintere interno è efficiente e quello esterno è sufficentemente ben rappresentato. Pertanto il chirurgo esegue una P.S.A.R.P senza la colostomia, intervento meno impegnativo per il bambino.
TRATTAMENTO POSTOPERATORIO DEL NEO-ANO
Dopo circa 15 giorni dall'intervento si procede alla rimozione
dei punti di sutura e si iniziano le dilatazioni quotidiane
del neoano. Le dilatazioni anali con sonda di Hegar servono
unicamente a mantenere sufficiente il calibro del nuovo ano,
in quanto potrebbe formarsi una stenosi a livello della cute.
Lo schema delle dilatazioni, che può essere
personalizzato, è il seguente:
· una volta/die per 1 mese
· due volte/settimana per 1 mese
· una volta/settimana per 1 mese
· una volta/mese per 3 mesi
Le dimensioni massime dei dilatatori
a cui bisogna arrivare varia a seconda dell'età del
bambino:
Mesi: 1-4 Hegar n°12
Mesi: 4-8 Hegar n°13
Mesi: 8-12 Hegar n°14
Anni: 1-3 Hegar n°15
Anni: 3-12 Hegar n°16
Anni: >12 Hegar n°17
L'eventuale colonstomia viene chiusa dopo che sia stato raggiunto il calibro desiderato.
RISULTATI
Mentre per le forme basse la prognosi è generalmente
buona, nelle forme più gravi la letteratura fornisce
una grande disparità di risultati. Volendo fare un confronto
fra le diverse tecniche chirurgiche emerge il dato che i migliori
risultati si hanno da quando si pratica la tecnica sec. Peña.
I pazienti operati di MAR alta o intermedia presentano comunque
un deficit muscolare e nervoso dei piani perineali che compromette
in varia misura la continenza e che rende necessaria una assistenza
e rieducazione tesa a sfruttare al massimo l'intervento effettuato.
TUMORE DI WILMS
Il nefroblastoma, o tumore di Wilms o embrioma renale, è il tumore renale più frequente dell'età infantile ed ha un'incidenza di 7 casi per milione di bambini al di sotto di 16 anni per anno, con un picco tra i 2 ed i 3 anni. Ciò significa che, approssimativamente, 1 bambino su 10.000 è colpito dalla neoplasia. Non c'è una predilezione per il sesso, con un rapporto M/F di 1:1 in tutte le aree geografiche. Questa neoplasia mostra una associazione variabile con alcune malformazioni congenite tra cui l'aniridia, l'emipertrofia e le malformazioni dei genitali, specie maschili (criptorchidismo, ipospadia, pseudoermafroditismo, disgenesia delle gonadi). La presenza di più casi all'interno della stessa famiglia lascia supporre una trasmissione genetica verticale; a tale proposito sono state associate le delezioni nel locus 11p13 e 11p15.5 (WT2). Frequentemente associate inoltre sono la riduzione dell'enzima catalasi, la trisomia 18, la neurofibromatosi e la sindrome di Beckwith-Wiedemann, la sindrome di Denys-Drash e la WAGR Syndrome. Il tumore di Wilms è caratterizzato da un'ampia varietà di di tipi cellulari e tissutali (muscolare scheletrico, cartilagineo ed epiteliale squamoso); derivando dal blastema metanefrico primitivo, queste cellule di tessuto eterotopico riflettono la totipotenza del blastema metanefrico stesso, caratteristica che non si esprime durante la normale nefrogenesi. Dal punto di vista microscopico, la caratteristica principale del nefroblastoma è la sua diversità strutturale: si possono anche ritrovare neoplasie a prevalente componente stromale e blastemica ed altre caratterizzate esclusivamente da un solo tipo cellulare. La maggior parte dei nefroblastomi ha un'origine unifocale, anche se un certo numero di neoplasie si sviluppa a partenza multicentrica (il 5,4% coinvolge entrambi i reni, il 7% ha origine multicentrica unilaterale). Non vi è una predilezione per un particolare lato ed il tumore apparentemente può sorgere in qualsiasi parte del rene, il quale viene alterato profondamente nella suo aspetto morfologico. Raramente il Wilms ha sede extrarenale, generalmente localizzata nel retroperitoneo adiacente al rene, anche se talvolta può interessare le regioni pelvica ed inguinale. Frequenti sono le zone di emorragia e di necrosi intratumorale così come la presenza di zone cistiche; spesso si verifica una estensione polipoide nel lume caliceale. La massa tumorale a volte è molto fragile e ciò può contribuire alla diffusione locale quando il tumore va incontro a rottura, sia prima che durante l'intervento chirurgico. Per quanto riguarda l'invasività locale i primi segni della diffusione oltre la pseudocapsula tumorale si verificano generalmente a livello del seno renale, dei vasi e dei linfatici intrarenali. La penetrazione attraverso la capsula renale è la sede più comune di estensione extrarenale del tumore, con possibile interessamento dei vasi, del tessuto perirenale o di entrambi. Frequente è anche il riscontro di tessuto infiammatorio o di granulazione nel tessuto connettivo perirenale, che impedisce la dimostrazione dell'infiltrazione tumorale della capsula renale ("pseudocapsula infiammatoria"). Le più comuni sedi di metastasi a partenza dal tumore di Wilms sono i polmoni, i linfonodi regionali ed il fegato; i pazienti con metastasi ematogene al momento della diagnosi presentano l'interessamento dei polmoni nell'85% dei casi, mentre il fegato è colpito nel 15% dei casi. Tipicamente il tumore esordisce come una massa lombare asintomatica che si etende all'ipocondrio, al fianco ed allo scavo pelvico senza oltrepassare la linea mediana. Nel 20 - 30% dei casi si possono invece evidenziare dei segni associati, quali malessere generale (inteso come astenia, anoressia, deperimento), dolore in corrispondenza della massa, febbre da riassorbimento di prodotti necrotici tumorali, micro e macro-ematuria ed infine ipertensione arteriosa ed ipercalcemia dovute ad iperincrezione di renina e di paratormone da parte del tessuto neoplastico. La principale diagnosi differenziale da tenere in considerazione nel valutare un tumore di Wilms è il neuroblastoma, che peraltro, originando dalla ghiandola surrenale o dai gangli paravertebrali, dovrebbe dislocare la via urinaria. La distinzione non è sempre così semplice poiché anche il neuroblastoma può svilupparsi nel contesto del parenchima renale, al punto che la neoplasia potrebbe essere identificabile soltanto all'intervento. Altra diagnosi differenziale deve essere fatta nei confronti di processi benigni quali il rene multicistico e gli ematomi renali; altri tumori intrarenali sono meno frequenti. La diagnosi si fonda sull'alterazione della funzionalità renale e sulla diagnostica per immagini (ecografia, urografia, TAC, RMN). L'exeresi chirurgica rimane una tappa fondamentale nella terapia del tumore di Wilms. Compito del chirurgo è l'esatta valutazione della diffusione del tumore affinché venga eseguita un'accurata stadiazione e pianificata un'efficace terapia postoperatoria.
NEUROBLASTOMA
Il neuroblastoma è il più frequente tumore solido
dell'infanzia dopo i tumori endocranici e rappresenta l'8-10%
di tutti i tumori pediatrici. L'incidenza è di 10.6
nuovi casi/anno/milione nei soggetti di età inferiore
ai 15 anni con un picco intorno ai 18 mesi di età; i
maschi sono leggermente più colpiti (rapporto M:F =
1.2/1). Si sviluppa dalla cresta neurale, ed è
quindi riscontrabile lungo tutto l'asse cranio-spinale, e si
associa all'amplificazione dell'oncogene N-myc ed alla delezione
cromosomica 1p. Neoplasie della stessa linea con minor grado
di malignità sono il Ganglioneuroblastoma e il Ganglioneuroma.
E' composto da neuroblasti al cui grado di differenziazione è
strettamente legata la prognosi, e le sedi più
frequenti del tumore sono la regione cervicale, il torace,
l'addome e la pelvi mentre le metastasi si riscontrano perlopiù in
sede epatica, midollare, ossea, sottocutanea e retrobulbare.
La sintomatologia è strettamente legata alla sede della
lesione. In particolare la localizzazione addominale comporta
vomito, dolori addominali, disturbi sfinterici da compressione
midollare e raramente addome acuto, ma il reperto più frequente è
il riscontro di una massa addominale palpabile. La localizzazione
intratoracica si manifesta con tosse, dispnea e sindromi da
compressione del midollo; l'eventuale increzione di catecolammine è responsabile
di crisi ipertensive, rush cutanei, irritabilità
ed ipersudorazione. Le forme disseminate invece sono responsabili
di segni sistemici più generalizzati come i dolori osteo-articolari,
l'astenia, il calo ponderale, il pallore e la febbre.
L'iter diagnostico si fonda sugli esami di laboratorio, sulla
radiologia (RX torace, Eco addome, TAC, RMN, scintigrafia),
sulla citogenetica e la biologia molecolare (N-myc, delezione
1 p), sull'aspirato midollare e sulla biopsia ossea.
Compito del chirurgo è asportare la massa secondo il
criterio della radicalità macroscopica e di quantificare
l'estensione tumorale esplorando i linfonodi regionali e le
cavità in cui è
indovato il tumore, o di limitarsi ad eseguire delle biopsie
per la stadiazione. La chemio e la radio-terapia possono essere
utili in alternativa o a complemento del trattamento chirurgico
specie nel cosidetto stadio IV-S la cui prognosi è decisamente
favorevole.
La guarigione, secondo il Gruppo Italiano Neuroblastoma, si
ha nel 40-60 % dei casi ed è strettamente legata allo
stadio della malattia, alla localizzazione primitiva ed alle
caratteristiche biologiche.
Classificazione del neuroblastoma
stadio 1 - il tumore non supera la linea mediana,
è completamente resecato e non si estende ad altre aree
del corpo.
stadio 2A - il tumore non supera la linea mediana ma non è completamente
resecabile. Il tumore non si estende ad altre aree del corpo
e non interessa i linfonodi locaregionali.
stadio 2B - il tumore può non essere completamente resecabile
e non si estende ad altre aree del corpo. Sono interessati
solo i linfonodi dallo stesso lato del tumore.
stadio 3 - il tumore supera la linea mediana, non
è completamente resecabile e i linfonodi regionali sono
interessati. Questo stadio comprende anche i tumori che non
superano la linea mediana ma che interessano i linfonodi del
lato opposto del corpo.
stadio 4 - il tumore dà metastasi ai linfonodi distanti,
al midollo osseo, al fegato, alla cute, e/o ad altri organi.
stadio 4S - il tumore dà metastasi confinate al fegato,
alla cute e/o al midollo osseo (senza evidenza radiologica
di metastasi osee).
CRIPTORCHIDISMO
Rappresenta l’anomalia dell’apparato riproduttivo
maschile più frequente ed è una patologia di
particolare interesse per le relazioni con la possibile infertilità futura
e i rischi di neoplasia nell’età adulta. Il termine
significa “testicolo nascosto”, e si definisce
criptorchide un bambino che all’età di 6-12 mesi
non presenta ancora uno o entrambi i testicoli nella borsa
scrotale.
Si tratta di una patologia malformativa con incidenza superiore
al 3% nei nati a termine (superiore al 30% nei nati pretermine)
e di circa l’1,5% al primo anno di vita; il 20-30% di
questi bambini presenta il problema da ambo i lati.
Con differenti gradi di malformazione si distinguono:
La mancata migrazione, parziale o totale, del testicolo all’interno
dello scroto sembra dipendere da diversi fattori, sia di ordine
anatomico (per cause del canale inguinale o del testicolo stesso)
che ormonale (assenza o insensibilità dei recettori
ormonali del testicolo).
Più del 20% presenta alterazioni anatomiche o di volume
che ne possono pregiudicare la funzione in futuro. Lasciare
il testicolo al di fuori della sua sede naturale, inoltre,
può generare complicanze legate alla sua alterata posizione
anatomica (contusioni, torsione del funicolo, strozzamento
di un’ernia inguinale associata) o dare origine a alterazioni
delle linee cellulari proprie del testicolo stesso.
La letteratura internazionale è concorde su un trattamento
precoce del criptorchidismo mediante intervento chirurgico
(entro i 2 anni di vita), a tutt’oggi considerata la
terapia d’elezione per questa patologia ad evitare possibili
conseguenze sulla futura fertilità e sulla eventuale
diagnosi precoce di una neoplasia testicolare.
Le tecniche chirurgiche possono variare al variare della posizione anatomica del testicolo e delle sue condizioni trofiche: